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Hiv e Coronavirus

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13/03/2020 12:33 - 13/03/2020 12:33 #1 da LilaMod
Hiv e Coronavirus è stato creato da LilaMod
Alcune indicazioni per le persone con Hiv

Ad oggi non ci sono dati disponibili o informazioni precise su HIV e COVID-19. A breve saranno predisposte delle FAQ elaborate dal Ministero della Salute, dalla comunità scientifica e dalla società civile italiana, volte ad aiutare e orientare le persone con HIV. Intanto possiamo comunque fornirvi alcune semplici, ma speriamo utili, informazione di base.
Se una persona con Hiv (PLWHIV - People Living With HIV) è in buona salute, con un numero di CD4 maggiore di 500 e con carica virale controllata, un’eventuale infezione da SARS-CoV-2, il coronavirus che causa il COVID-19, non dovrebbe destare particolari preoccupazioni. Altri fattori potrebbero, però, complicarne il decorso e tra questi: una più elevata età (> di 60/65 anni), la presenza di altre patologie polmonari concomitanti, l’essere fumatori o fumatrici o avere un numero ridotto di CD4.
Indubbiamente, però, tutte le persone con immunodeficienza, come le PLWHIV, devono evitare in ogni modo di esporsi al rischio di COVID-19 attenendosi alle norme igieniche di base indicate dal Ministero della Salute  e alle indicazioni del DPCM dell’8 marzo 2020  (vedi in particolare ART.3/b). Vanno evitate, in particolare, situazioni in cui si possa venire a contatto con un elevato numero di persone, nei luoghi dove potrebbe essere più facile entrare in contatto con il coronavirus come ospedali e centri ospedalieri.
Per questo molti centri clinici per la cura dell’HIV hanno sospeso o posticipato le visite di routine e in alcuni casi anche i prelievi programmati per le PLWHIV. La consegna di farmaci antiretrovirali è comunque garantita, con modalità diverse da centro a centro. In molti centri la consegna prosegue con le normali procedure, in altre strutture invece, quelle in cui i farmaci sono dispensati direttamente dagli ambulatori HIV, la consegna è stata trasferita in altre strutture, esterne ai reparti di Malattie infettive, proprio per limitare al massimo l’accesso a questi reparti. A questo link trovate le informazioni di cui siamo al momento in possesso, relativamente alle disposizioni dei centri clinici italiani
Se una PLWHIV avesse necessità di mettersi in contatto con il proprio medico o centro clinico, per domande o per richiedere un consulto, è importante che lo faccia telefonicamente o via mail. Come detto precedentemente, evitate di recarvi al centro clinico, se non per ragioni di estrema urgenza. Questo sia per evitare un’inutile esposizione a COVID-19 ma anche per aiutare il personale sanitario dei reparti di malattie infettive che in questo difficile momento sta fronteggiando in prima linea questa emergenza.
In ottemperanza a quanto previsto dal DPCM 8 marzo 2020, anche la LILA ha dovuto sospendere tutte le attività che prevedono la presenza in sede dei nostri utenti, in particolare colloqui vis-a-vis e attività di testing. Attive, sia pure con delle riduzioni, le helpline telefoniche .

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19/03/2020 12:07 - 19/03/2020 12:11 #2 da LilaMod
Risposta da LilaMod al topic Hiv e Coronavirus
Il Ministero della Salute ha pubblicato delle FAQ sul Coronavirus
C’è anche una sezione, intitolata “Indicazioni per patologie specifiche”, che contiene alcune domande e risposte in relazione all’Hiv. Per comodità le riportiamo a seguire:
 
Le persone con HIV (PLWHIV) sono più a rischio di contrarre l’infezione da SARS-CoV-2?
Ad oggi non ci sono sufficienti dati per affermare che una persona con HIV presenti un maggior rischio di contrarre l’infezione da nuovo coronavirus.
 
Le persone con Hiv sono più a rischio di svilupparela COVID-19?
Le persone con HIV in trattamento antiretrovirale efficace, con un numero di CD4 maggiore di 500 e con viremia controllata, per i dati oggi a disposizione, non hanno un rischio di peggior decorso rispetto a una persona HIV-negativa. Però, come per la popolazione generale, hanno maggiori probabilità di sviluppare forme gravi di malattia, le persone anziane e quelle con patologie sottostanti, quali ipertensione, problemi cardiaci o diabete e i pazienti immunodepressi (per patologia congenita o acquisita o in trattamento con farmaci immunosoppressori, trapiantati). Sono da considerarsi immunodepresse e quindi teoricamente potrebbero essere più esposte a complicanze e ad un decorso più severo di COVID-19, le persone con HIV con un numero di CD4 minore di 500, indipendentemente dal trattamento antiretrovirale, anche se al momento non ci sono casi che lo confermino. A queste persone si applica in modo particolarmente stringente l’indicazione di rimanere in casa.
 
I farmaci antiretrovirali assunti dalle persone con HIV possono proteggere dal SARS - CoV-2 e impedire che si sviluppi la malattia COVID-19? 
Al momento non esistono evidenze che gli antiretrovirali utilizzati nella terapia di COVID-19 (inibitori delle proteasi) possano fornire protezione efficace contro il contagio da SARS-Cov-2 nelle persone che li assumono per l’infezione da HIV.
 
Le persone con HIV quali comportamenti devono adottare?
Non ci sono indicazioni specifiche per le persone con HIV, occorre attenersi alle misure igienico sanitarie indicate dal Ministero della Salute e alla indicazione di rimanere il più possibile in casa e uscire solo in caso di comprovata necessità. Ciò si applica con maggior forza alle persone con HIV immunodepresse (CD4<500).
 
Le persone con HIV si possono recare presso i centri clinici per visite programmate, prelievi o per ritirare i farmaci?
I centri di Malattie Infettive, che generalmente curano le persone con HIV, oggi sono in prima linea nel fronteggiare la pandemia. Per questo molti centri hanno modificato la loro operatività e adottato procedure locali per l’assistenza ordinaria, la consegna dei farmaci antiretrovirali, i prelievi e la gestione delle urgenze delle persone con HIV. Verificate con il vostro medico/centro come comportarvi. Per tutto ciò che non riveste carattere di urgenza, molti centri hanno provveduto a posticipare gli appuntamenti. Le modifiche delle normali procedure sono state adottate al fine di ridurre l’afflusso di persone presso gli ospedali, come da indicazioni di sanità pubblica diramate a tutta la popolazione. Naturalmente, se avete concordato la necessità di recarvi al centro clinico, ricordate di portare con voi l’autocertificazione necessaria per ogni spostamento.
Informazioni più specifiche su alcuni centri italiani .

A chi rivolgersi in caso di sintomatologia riferita a una possibile malattia COVID-19?
Le persone con HIV in caso di sintomatologia sospetta da COVID-19 devono rivolgersi telefonicamente al proprio medico di medicina generale o ai numeri di pubblica utilità messi in campo dalle Regioni per ottenere consulenza specifica sulle procedure da seguire.

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20/03/2020 11:02 - 30/04/2020 12:21 #3 da LilaMod
Risposta da LilaMod al topic Hiv e Coronavirus
In questa pagina abbiamo raccolto le informazioni di cui disponiamo sui servizi attivi, sospesi o modificati dedicati all’Hiv di diversi ospedali italiani: Covid19 – Situazione Ospedali  

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10/08/2020 19:21 - 10/08/2020 19:41 #4 da LilaMod
Risposta da LilaMod al topic Hiv e Coronavirus
A seguire alcuni studi presentati alla XXIII Conferenza Internazionale sull’AIDS su Hiv e Covid.

Londra, secondo uno studio le persone HIV+ non sarebbero a rischio più elevato per forme gravi di COVID-19
Le persone con HIV ricoverate per COVID-19 non vanno incontro a un decorso più grave della malattia, stando a quanto osservato in un grande ospedale di Londra .
I medici del Guy’s and St Thomas’ Hospital hanno condotto uno studio retrospettivo confrontando 17 pazienti con HIV ricoverati a marzo o aprile e risultati positivi al test per SARS-CoV-2 (il coronavirus responsabile della sindrome) con 50 pazienti HIV-negativi, in un rapporto di tre a uno. Outcome primario dello studio era il tempo intercorso tra il ricovero e il miglioramento delle condizioni di salute, definito come un miglioramento di due punti su una scala clinica di sette punti totali, oppure come le dimissioni dall’ospedale.
Dopo 28 giorni di follow-up, era stato dimesso dall’ospedale l’82% dei pazienti HIV-positivi contro il 74% di quelli HIV-negativi, una differenza non significativa. Tra i due gruppi non è stata evidenziata alcuna differenza degna di nota neppure nella durata del ricovero, la necessità di ricorrere ai ventilatori o frequenza di insorgenza di complicanze legate alla COVID-19, né nel tasso di mortalità o nella frequenza dei ricoveri di durata superiore ai 28 giorni.
Dopo aver vagliato i dati alla luce dell’età e altri fattori di confondimento, è emerso che i pazienti con HIV in effetti miglioravano perfino più rapidamente e venivano dimessi prima di quelli HIV-negativi con cui erano stati abbinati per il confronto.
Un gruppo di ricercatori del King’s College Hospital di Londra, invece, ha confermato dati già precedentemente pubblicati  che mostrano come le persone HIV-positive di etnia nera presentino un rischio molto più elevato di necessitare di ricovero ospedaliero rispetto a persone sempre HIV-positive ma di altre etnie – con un aggiornamento sul numero di pazienti considerati, salito da 18 a 23. Rispetto a un bianco, un nero con HIV ha una probabilità di 7,6 volte maggiore di dover essere ospedalizzato.
Link collegati

Resoconto completo su aidsmap.com   

Sudafrica, rischio di morte per COVID-19 lievemente più alto nelle persone HIV+

Un’analisi condotta nella provincia del Capo Occidentale, in Sudafrica, ha evidenziato che la coinfezione con HIV fa lievemente aumentare il rischio di morte per COVID-19 e circa l’8% delle morti per COVID-19 nella provincia sono imputabili all’HIV . L’aumento del rischio di morte è comunque modesto, e anche se il Sudafrica è un paese a forte prevalenza HIV, il numero di decessi resta poco elevato.
I risultati dell’indagine sono stati presentati dalla dott.ssa Mary-AnnDavies del locale dipartimento sanitario alla 23° Conferenza Internazionale sull’AIDS (AIDS 2020: Virtual), in corso questa settimana in modalità virtuale.
L’analisi ha preso in considerazione circa 3,5 milioni di adulti in carico al servizio sanitario pubblico nella provincia del Capo Occidentale, nelle strutture sia ospedaliere che territoriali. Si sono diagnosticati 22.308 casi di COVID-19, tra cui 625 decessi. I maggiori fattori di rischio di morte per COVID-19 erano età avanzata e diabete; anche tubercolosi e infezione da HIV sono risultati fattori di rischio, ma meno importanti.
Tenuto conto del numero atteso di morti per COVID-19 in base alla ripartizione per età e sesso della popolazione HIV-positiva, i ricercatori hanno calcolato che il rapporto standardizzato di mortalità (l’aumento dei decessi in rapporto a quelli attesi) per le persone con HIV era di 2,39, e che circa l’8% delle morti per COVID-19 poteva essere imputato all’HIV. I pazienti con una carica virale superiore a 1000 o una conta dei CD4 inferiore a 200 sono risultati a rischio lievemente più elevato di morte rispetto a quelli virologicamente soppressi.
La dott.ssa Davies ha sottolineato che l’aumento del rischio di morte per COVID-19 nelle persone HIV+ è modesto e che potrebbe anche essere stato sovrastimato se sono stati trascurati altri fattori di confondimento (come lo stato socio-economico e le comorbidità).
Link collegati

Resoconto completo su aidsmap.com  
Tutte le pagine di aidsmap.com dedicate ad AIDS 2020   

Studi sul COVID-19 in persone HIV+ a New York
Uno studio presentato alla conferenza ha esaminato un gruppo di pazienti HIV-positivi ricoverati per COVID-19 a New York durante il picco dell’epidemia, raffrontandoli con un gruppo di controllo di pazienti HIV-negativi: durata del ricovero e il tasso di decesso sono risultati comparabili, ma i pazienti HIV+ avevano maggiori probabilità di aver bisogno di ricorrere alla ventilazione meccanica .
Si tratta di uno studio retrospettivo di coorte condotto su 100 pazienti HIV-positivi e 4513 HIV-negativi ricoverati tra marzo e maggio nel quartiere del Bronx, uno degli epicentri dell’epidemia da COVID-19 nella città di New York. Poco più della metà era di sesso maschile e le età mediane erano rispettivamente di 62 e 65 anni; circa il 40% era di etnia nera e più o meno la stessa percentuale di etnia ispanica, mentre il 6% erano bianchi. La maggior parte erano coperti da Medicaid (la copertura sanitaria prevista per persone di basso reddito) o Medicare (quella prevista per gli anziani), e solo il 15% circa aveva un’assicurazione privata. Nel braccio dei pazienti HIV+, l’81% era virologicamente soppresso ma circa uno su cinque aveva una conta dei CD4 inferiore a 200.
Nella maggior parte dei casi non si sono osservate differenze negli outcom e tra i pazienti HIV-positivi e -negativi, né per quanto riguarda la durata del ricovero (cinque giorni in ambo i gruppi), né per casi di danno renale acuto o probabilità di decesso durante il ricovero (22% contro 24%, rispettivamente). I pazienti HIV+ avevano invece qualche probabilità in più di necessitare di intubazione o ventilazione meccanica, ma con una differenza che non superava la soglia di significatività statistica. Un dato inatteso per i ricercatori è stato invece che le probabilità di intubazione e di decesso durante il ricovero sono risultate più elevate per i pazienti virologicamente soppressi che per quelli la cui carica virale non era sotto controllo.
In uno studio separato sono invece state prese in considerazione le caratteristiche cliniche e immunologiche di 93 pazienti HIV+ con COVID-19 in cinque reparti di pronto soccorso di New York tra marzo e aprile. Lo studio non prevedeva un gruppo di controllo di soggetti HIV-negativi.
È emerso che i pazienti con HIV presentavano infiammazioni più severe e livelli di citochine più elevate, a indicare che possono sviluppare una forte reazione infiammatoria al nuovo coronavirus e restano a rischio di andare incontro a forme più gravi della malattia anche se assumono la terapia antiretrovirale.
Il dott. John Hsi-en Ho ha osservato che, a causa della scarsa disponibilità, i test tendevano a essere riservati solo ai pazienti più gravi, quindi è improbabile che il gruppo esaminato si possa considerare rappresentativo di tutte le persone HIV-positive con COVID-19.
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Resoconto completo su aidsmap.com   

Ampio studio USA non evidenzia collegamentitra HIV e coronavirus

Da un’analisi condotta sulla più ampia coorte di persone HIV-positive degli Stati Uniti emerge che l’infezione da HIV non comporta un rischio più elevato di COVID-19, e i pazienti con HIV che contraevano il coronavirus non sono risultati più soggetti a sviluppare forme più gravi della malattia: i risultati dello studio sono stati presentati la scorsa settimana alla Conferenza .
Lo studio ha esaminato incidenza e outcome per COVID-19 in due gruppi di individui, HIV-positivi e -negativi, facenti parte del Veterans Aging Cohort Study. Della coorte facevano parte 30.891 ex-militari HIV-positivi e 76.745 HIV-negativi, dei quali rispettivamente l’8,4% e il 6,5% sono stati sottoposti al test per COVID-19. A fine giugno, il tasso cumulativo di positività registrato nei due gruppi era all’incirca lo stesso: 9,7% tra gli HIV-positivi e 10,1% tra gli HIV-negativi.
I veterani di etnia nera, che costituivano poco più della metà dell’intera coorte, presentavano il 70% di probabilità in più di contrarre il coronavirus rispetto ai bianchi, e gli ispanici il 40%. Questa disparità è risultata simile nei due gruppi, quindi non sembra collegata alla presenza dell’infezione da HIV.
Anche gli outcome dei pazienti con COVID-19 sono risultati simili a prescindere dallo stato sierologico. Hanno necessitato di ricovero ospedaliero il 34% dei veterani HIV-positivi e il 35% di quelli HIV-negativi; sono stati ricoverati in terapia intensiva rispettivamente il 14% e il 15% e sono deceduti il 10% e l’11%.
Studi condotti in varie parti del mondo hanno riscontrato, in linea generale, che le persone con infezione da HIV non avrebbero maggiori probabilità né di contrarre il coronavirus né di sviluppare forme di malattia più gravi rispetto alle controparti HIV-negative. L’eccezione più rilevante è rappresentata da uno studio del Sudafrica presentato ad AIDS 2020 , che ha invece evidenziato una mortalità per COVID-19 più elevata nelle persone con HIV.
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